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Da un lato vive l'organismo, con i suoi ritmi interni scanditi dal genoma; dall'altro sta l'ambiente in cui esso vive, e che è composto da cose: un albero, un prato, una miriade di aggeggi colorati, la luce del sole. Questo libro di Jakob von Uexküll ci insegna che non è così, e che ogni specie ha un suo preciso ambiente con cui vive letteralmente in simbiosi. Ambiente e organismo sono recto e verso di un medesimo foglio, sono estensioni di un medesimo (e perciò prevedibile) fenomeno vitale. Ma per la nostra specie le cose sembrano andare diversamente.

 

Umwelt animale: l'esempio della zecca

 

Nocciolo centrale dell'argomentazione di Uexküll è il seguente: ogni specie animale ha un proprio mondo, ben diverso da quello che vedono e vivono le altre; ogni appartenente a una data specie è in qualche modo "programmato" per percepire alcuni tratti di ciò che gli sta attorno e ignorare bellamente tutto il resto. L'esempio principe, che mette subito in chiaro di cosa si sta parlando, è quello della zecca canina. Questo animaletto non è dotato di vista, non di gusto, non di udito. Degli stimoli del mondo percepisce assai poco, ma comunque quanto gli basta. Raggiunta l'età adulta, infatti, si arrampica sulla sommità di un ramo o di un filo d'erba grazie alla sensibilità fototassica dei suoi tegumenti (primo stimolo percepito dalla bestiola); da lì si lascia cadere non appena avverte l'odore dell'acido butirrico, presente nel sudore dei mammiferi (secondo stimolo); se ha la fortuna di cadere su un animale a sangue caldo (cosa di cui si avvede grazie al suo delicato senso termico, terzo stimolo), cerca uno spazio sgombro da peli e ficca il rostro nella carne; dopo essersi nutrito abbondantemente, cade a terra per deporre le sue uova, morendo subito dopo. Possiamo dire che  dire che questa triade di stimoli è, letteralmente, tutto il suo mondo (pp. 41-53). È dunque un'illusione che la zecca sul ramo condivida il medesimo spazio dello scoiattolo che vi corre, del gufo che vi stanzia, delle formiche che ci trafficano sopra. Una quercia sarà una cosa per la volpe che ha scavato la tana tra le sue radici, un'altra per il picchio che cerca il suo cibo sotto la corteccia. Ciò che è percepito della quercia, della medesima quercia, muta al mutare dell'organismo che vi si rapporta (pp. 151-158).

 

Stabilità e prevedibilità del comportamento. E il sapiens?

 

Questo meccanismo di selezione dello stimolo saliente avviene in maniera piuttosto prevedibile: una zecca succhierà un qualsiasi liquido purché sia caldo, una chioccia riconoscerà il proprio piccolo solo se questi pigolerà, il toro nell'arena non attaccherà il torero che gli volge le spalle mentre riceve gli applausi del pubblico. Incorporate nell'organismo, queste disposizioni percettive rimangono piuttosto rigide. Al pari, ad esempio, della percezione della successione: per un sapiens un istante (ovvero la minima parte percepibile di una successione) dura 1/18 di secondo, mentre per una chiocciola è di 1/4 (pp. 76-79). Ma se è innegabile che le qualità fisiche del corpo chesi è ne determinano in maniera piuttosto precisa il comportamento in relazione a una gamma di stimoli, il corpo umano pare invece serbare una sostanziale imprevedibilità.

 

UnaUmwelt storica di prassi e linguaggio

 

Se non vi è il minimo dubbio che la nostra retina riesca a percepire alcune tonalità di colore e non altre, questo non ci dice nulla sul motivo per cui i tedeschi non abbiano modo, nella loro lingua, di distinguere il blu dall'azzurro (Mazzeo 2013, p. 84). Perché? Ovviamente il corpo della specie vede la differenza tra azzurro e blu, ma la forma di vita storico-sociale, munita della sua particolare lingua, non la nominaE tutto cambia. Quella divisione tra ciò che di una scena è significativo e ciò che non lo è (ad esempio la differenza tra due sfumature cromatiche) non è cosa affidata, nella nostra specie, tanto alla biologia del corpo quanto al processo di costituzione del sensoE questo è un processo storico, che varia al variare delle comunità e non al mutare della specie (come ben si vede dalla ricerca antropologica; cfr. de Martino [1948] 1998). Limando un minimo l'efficace formulazione di Gilles Deleuze, potremmo dire: l'uomo non segue degli istinti, realizza delle istituzioni (Deleuze [1955] 2007). Un simile fatto non ha paralleli in nessun animale non umano.

 

LaUmwelt degli umani: il concetto diUmgebung

 

Uexküll è perfettamente consapevole di questa magagna, tanto che il concetto che usa per designare l'ambiente degli umani in quanto specie non è Umwelt, ma UmgebungReso dal traduttore Marco Mazzeo con "dintorni", esso indica ciò che rimane ai margini dei vari ambienti animali, il loro resto. Questo resto, ci dice Uexküll, è la Umwelt dei sapiens (il che ci permette di comprendere le Umwelten delle altre specie). Ma la Umgebung non equivale in niente a un ambiente stabile, ed è al contrario lo sfondo sul quale per gli umani è possibile ritagliare delle singole e apparentemente solide Umwelten. Delle Umweltenperò, non radicate in un qualche sostrato biologico, bensì nel contesto storico-sociale. È in questo senso che Uexküll può parlare, rimanendo a un esempio già fatto, dei diversi modi in cui viene vista una stessa quercia da un boscaiolo e da una bambina come di visioni appartenenti a diversi ambienti. due esemplari di sapiens condividono certamente la loro Umgebung, ma non vivono nella stessa Umwelt

 

Staatsbiologie

 

A leggere solo questo piccolo libruccio, si ricava l'impressione che alla varietà degli ambienti umani l'autore non riservi molta  attenzione. La Umgebung in cui viviamo sembra essere niente più che una Umwelt molto più ampiatant'è che Giorgio Agamben può scrivere che per Uexküll i "dintorni" sono lo «spazio oggettivo in cui noi vediamo muoversi un essere vivente» (cfr. Agamben 2002, p. 45; De Carolis 2008, pp. 31-32; Rasini 2008, pp. 99-103). Ma se si sposta lo sguardo verso altri scritti di Uexküll, come Biologia teoretica o Staatsbiologieci si rende presto conto che il biologo estone era non solo consapevole dello iato che separa le Umwelten animali dalle Umwelten storiche degli umani, ma che ne era persino inquietato. Proprio perché la Umgebung rimane qualcosa di poco nitido, diciamo pure uno sfondo potenziale, il problema che si impone immediatamente è: come fornire stabilità all'azione dei sapiens? La creazione di un ambiente umano passa, per Uexküll, dalla messa in piedi di uno stato sovrano che, considerato come un organismo, dovrà conservare le proprie componenti organiche. Popolo, famiglia, potere centrale, sono tutti elementi che dovrebbero concorrere ad arginare l'anarchia della Umgebung ricreando una Umwelt artificiale. Una Umwelt di popolo.

 

Mantenere il problema, cambiare soluzione

 

In queste pagine Uexküll non ci dice niente in proposito, e come detto si ha anzi l'impressione che tenda a sottovalutare nettamente la specificità degli ambienti degli umani. Ma dalla teoria politica che altrove l'autore mette in piedi, sarei propenso a dubitarne. Differentemente da tanto naturalismo contemporaneo (cfr. Metzinger [2009] 2010), il nostro autore pare sapere bene che la nostra specie è costitutivamente distaccata dall'ambiente in cui vive e da se stessa, che manca di un contesto vitale prefissato in grado di fornirle stabilità d'azione (Virno 2015). La formula politica che ci offre per lenire questa ferita aperta non risulta molto attraente, e forse è pure controproducente (Virno 2010, pp. 149-194). Ma la dialettica che delinea tra Umgebung e Umwelt è pertinentee non richiede d'essere negata. Richiede, semmai, un altro tipo di gestione politica.

 

Marco Valisano

 

Johann Johann von Uexküll [1934] (2013) Ambienti animali e ambienti umani. Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisibili. A cura di Marco Mazzeo. Macerata: Quodlibet, pp 171.

 

Bibliografia e riferimenti

  • Giorgio Agamben (2002) L'aperto. L'uomo e l'animale. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Massimo De Carolis (2008) Il paradosso antropologico. Nicchie, micromondi e dissociazione psichica. Macerata: Quodlibet.
  • Ernesto de Martino [1948] (1998) Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo. Introduzione di Cesare Cases. Torino: Bollti Boringhieri.
  • Gilles Deleuze [1955] (2007) Istinti e istituzioni. A cura di Ubaldo Fadini e Katia Rossi. Milano; Udine: Mimesis.
  • Arnold Gehlen [1940] (2010) L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo. A cura di Vallori Rasini. Milano; Udine: Mimesis.
  • Marco Mazzeo (2013) Le onde del linguaggio. Una guida alle Ricerche filosofiche di Wittgenstein. Roma: Carocci.
  • Thomas Metzinger [2009] (2010) Il tunnel dell'io. Scienza della mente e mito del soggetto. Trad. di Matteo Baccarini. Milano: Raffaello Cortina.
  • Helmuth Plessner [1928] (2006) I gradi dell'organico e l'uomo. Introduzione all'antropologia filosofica. A cura di Vallori Rasini. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Vallori Rasini (2008) L'essere umano. Percorsi dell'antropologia filosofica contemporanea. Roma: Carocci. 
  • Jakob Johann von Uexküll [1920a] (2015) Biologia teoretica. A cura di Luca Guidetti. Macerata: Quodlibet.
    • (1920b) Staatsbiologie (Anatomie - Physiologie - Pathologie des Staates). Berlin: Verlag von Gebrüder Paetel. 
  • Paolo Virno (2010) E così via, all'infinito. Logica e antropologia. Torino: Bollati Boringhieri. 
    • (2015) L'idea di mondo. Intelletto pubblico e uso della vita. Macerata: Quodlibet. 

Pubblicato venerdì 24 novembre 2017

Modificato mercoledì 14 febbraio 2018


Marco Valisano

Marco Valisano

Nato a Firenze nel 1987, dopo anni persi spesi in varie facoltà universitarie ho conseguito una laurea triennale in storia nel luglio del 2013...




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