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«Benedetto apparteneva ad una famiglia agiata che, pensando di avviarlo alla carriera amministrativa, gli fece impartire un’educazione cristiana, una solida formazione generale e poi lo mandò a Roma per perfezionare la sua cultura. Qui studiò retorica e diritto, ma non volle prendervi stabile dimora, poiché ben presto decise di fuggire le tentazioni del mondo. Quando prese tale decisione era ancora giovanissimo (puer, come scrive Gregorio) e di certo non aveva ancora vent’anni. Da quel momento è certo che la sua vita si era incamminata su una strada nuova: quella del monachesimo. Per quanto sappiamo dalle informazioni che ci sono per venute, fu allora che egli attraversò una serie di esperienze molto diverse. La prima fu di tipo prettamente eremitico. Infatti, dopo essersi stabilito nei pressi del villaggio di Enfida (oggi Afile), dove dimoravano degli asceti che intrattenevano sicuramente rapporti tra di loro, Benedetto temette che la ricerca della mortificazione più dura, facendo parte di quel gruppo, avrebbe nuociuto all’umiltà e allora si trasferì un po’ più lontano (cinquanta chilometri ad est di Roma, cinquanta a sud di Farfa) in una grotta nei pressi del fiume Aniene, in una posizione elevata dove, a suo tempo, Nerone aveva fatto costruire una villa vicino a tre laghetti. Per questo il luogo era stato denominato Sublaqueum, ossia, come si dice ora in italiano, Subiaco. Per tre anni condusse in quel luogo l’esistenza di un anacoreta del deserto, avendo per abito una pelle di capra, passando le ore nella preghiera e nel lavoro. L’unico contatto umano lo aveva con un monaco di un monastero vicino che di tanto in tanto veniva a trovarlo.»

 

Da Marcel Pacaut [1970] (1989) Monaci e religiosi nel Medioevo. Bologna: Il Mulino, pp. 36-37. I passi evidenziati da me in grassetto, esemplificano il metodo di Pacaut: da un lato non teme di stabilire quali furono i sentimenti di Benedetto, le sue intenzioni; dall'altro accetta senza colpo ferire la versione della sua vita a noi fornita dall'unica e partigiana fonte che ce ne parla, ovvero dai Dialoghi di di papa Gregorio Magno. Il risultato non ha nessun valore storiografico, ma l'autore riesce nell'impresa di continuare la narrazione agiografica di Gregorio.

Pubblicato Sunday 27 November 2016

Modificato Wednesday 13 December 2017


Monaci e religiosi nel medioevo

Monaci e religiosi nel medioevo

A volte fa bene farsi il sangue amaro, sfogliare pagine irritanti di coerenza stantia, irriflessiva, e dominate da una logica accolta senza beneficio d'inventario. Fa bene. Si affilano le armi.