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«Ma è a questo punto che si fa luce l’autentico motivo personale della vocazione, motivo che è oltremodo arduo determinare nelle sue origini profonde perché risulta assai difficile, per lo storico, sondare gli individui sin nelle più intime fibre. Di fatto è sicuro che lo stato religioso risponde, per chi lo abbraccia, ad un profondo desiderio di partecipare alla salvezza universale e di aiutare i fratelli a guadagnarsi il cielo. E un simile ardore di carità trova poi espressione sia nelle preghiera che nell’austerità dei costumi: (i meriti così acquisiti dovranno andare, per grazia di Dio, anche a beneficio degli altri fedeli); e anche nell’azione diretta e nell’apostolato (predicazione, insegnamento, missioni ecc.). Tuttavia, è pure evidente che il religioso, adottando questo tipo di vita, pensa anche alla propria salvezza personale. Infatti rompe con il mondo perché ha paura dell’inferno; rinuncia a certi piaceri perché, grazie a questo sacrificio, che esige un notevolissimo coraggio, pensa di garantirsi la salvezza eterna. Dunque, è animato da un certo egoismo che contraddice alla carità e alla solidarietà cristiane, che, per altro verso, sono le forze che lo spingono alla sua scelta di vita. Le ragioni di tale scelta - lo si avverte - restano confuse e difficili da precisare, anche per l’interessato»

 

Da Marcel Pacaut [1970] (1989) Monaci e religiosi nel Medioevo. Bologna: Il Mulino, p. 10.

Pubblicato Saturday 26 November 2016

Modificato Wednesday 13 December 2017


Monaci e religiosi nel medioevo

Monaci e religiosi nel medioevo

A volte fa bene farsi il sangue amaro, sfogliare pagine irritanti di coerenza stantia, irriflessiva, e dominate da una logica accolta senza beneficio d'inventario. Fa bene. Si affilano le armi.