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Le nostre facoltà biologiche rappresentano oggi la merce per eccellenza. Sempre più di frequente le prestazioni lavorative che ci sono richieste non riguardano più, o non riguardano più tanto, le produzione di beni che poi verranno scambiati sul mercato, ma servizi e performance relazionali. Ciò che assume oggi un immediato valore è la forza-lavoro in sé e per sé, intesa (con Marx) come «l'insieme delle attitudini fisiche e intellettuali, che esistono nella corporeità, nella personalità vivente di un uomo, e che egli mette in moto ogni qual volta produce valori d'uso [fosse anche un servizio] di qualunque genere» (Marx [1867] 2009, p. 261).

 

Ma non solo. Questa nostra generica disposizione all'agire viene esercitata in ogni nostro atto quotidiano, viene sperimentata in ogni nostra relazione personale, cosicché può dirsi (con Paolo Virno; cfr. Virno 2017) che oggi il tempo di lavoro è uscito largamente dall'alveo delle otto ore per riversarsi nella vita. E riversarvisi, si badi, come lavoro non retribuito. La duttilità e capacità di adattamento a varie situazioni pragmatiche propria dei sapiens (una discussione, una compera, un rapporto sentimentale), che oggi figura come componente spesso essenziale di una certa professionalità lavorativa, affonda le radici in alcune nostre caratteristiche biologiche: facoltà di linguaggio, ritardo cronico dello sviluppo (cfr. Bolk [1926] 2006; Melandri 1968), neotenia (cfr. Mazzeo 2003).

 

In questo intervento, tenuto nel novembre 2016 presso l'Università degli Studi di Firenze, Marco Mazzeo approfondisce il rapporto che oggi si è instaurato tra la nuda biologia dei sapiens e i nuovi meccanismi di sfruttamento della forza-lavoro. 

 

 

Bibliografia e riferimenti

Pubblicato Friday 1 December 2017

Modificato Saturday 27 October 2018