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Ernesto de Martino


Ernesto de Martino (1908-1965) è stato uno studioso difficilmente inquadrabile. Ad oggi, infatti, lo si trova etichettato tanto come etnologo quanto come storico delle religioni; il più delle volte come antropologo, più raramente come filosofo. La cosa non ha, ad ogni modo, alcun interesse, perché ognuna di queste denominazioni coglie aspetti decisivi del suo lavoro (basta sfogliare le prime pagine di Naturalismo e storicismo nell'etnologia per rendersene conto). Quel che però non è in nessun modo lecito è qualificarlo come un raccoglitore di usi popolari, come studioso di folklore. Leggerne l'opera in questa chiave richiederebbe, peraltro, uno sforzo interpretativo davvero titanico. Ernesto de Martino fu anzitutto un intellettuale organico, e certamente fu filosofo se la filosofia è, nella meravigliosa definizione di Foucault, una politica della verità.

 

L'interesse di de Martino è stato volto principalmente alla comprensione del ruolo esistenziale di quello che chiamava "nesso mitico-rituale", e cioè dei modi in cui si-dicono e si-fanno le cose. È di questo che si è sempre occupato, almeno sin da Il mondo magico e di seguito per tutta intera la cosiddetta "trilogia meridionalistica" (Morte e pianto rituale, Sud e magia, La terra del rimorso). A valergli la qualifica di antropologo sono state principalmente queste tre opere, delle quali raramente si è messo in evidenza il portato più schiettamente teorico. La vena filosofica dell'indagine demartiniana tracimerà però prepotentemente nei due volumi usciti postumi, ovvero La fine del mondo e Scritti filosofici, fornendo così valide chiavi di lettura per l'intero suo percorso di ricerca. Nella fattispecie, queste consentono di guardare alla ricerca demartiniana come a un tentativo di costruire una teoria della singolarità e delle istituzioni partendo dal concetto esistenziale di crisi della presenza.


Una strega pronuncia delle formule per uccidere un uomo, una nobildonna battezza un'imbarcazione con una bottiglia di champagne. Sono, questi, tra i fatti più curiosi che ci consegna la nostra storia naturale, e de Martino li prende molto sul serio.