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Arnold Gehlen


Arnold Gehlen (1904-1976) è stato un filosofo e sociologo tedesco, annoverato tra i padri fondatori dell'antropologia filosofica assieme a Max Scheler e Helmuth Plessner

Addottoratosi nel 1927 sotto la guida del filosofo e biologo Hans Driesch, si guadagna l'abilitazione alla libera docenza tre anni più tardi. La sua carriera accademica è da subito brillante, e nel 1935 arriva a prendere il posto di Driesch all'Università di Lipsia. La prolusione tenuta per l'occasione testimonia della sua aderenza al Nazionalsocialismo, aderenza quantomai utile nel rendere ancora più rapida la sua ascesa nel mondo universitario. Basti pensare che la cattedra di Driesch era stata resa libera attraverso un pensionamento anticipato del docente, allontanamento motivato dall'accusa di “pacifismo”. I rapporti di Gehlen con il regime sono buoni, e per due semestri egli ricopre il ruolo di Direttore della Associazione dei Docenti Nazisti.

La proficua relazione subisce un raffreddamento solo dopo l'uscita del suo capolavoro, L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo (1940). Il libro infatti, contrariamente alle attese nutrite da alcuni, risulta essere sostanzialmente non razzista. Suo oggetto è infatti l'essere umano in generale, senza distinzioni di razza. Qui Gehlen traccia un quadro dell'animale che siamo, con le sue caratteristiche specie-specifiche, quale essere carente di istinti e soggetto a un costitutivo eccesso di pulsioni indifferenziate, che lo rendono particolarmente spaesato e bisognoso. L'uomo è e sarà per Gehlen, fondamentalmente, un essere che agisce, che si trova nel bisogno di agire di modo da porre le condizioni per la propria sopravvivenza. E questo contrariamente, nella sua prospettiva, all'animale non umano, la cui sopravvivenza sarebbe più o meno garantita da un corredo istintuale che agisce in simbiosi con un ambiente specifico. Con L'uomo, Gehlen getta le fondamenta della sua antropobiologia, della sua visione dell'umano, che subirà lievi modifiche in direzione di una maggior considerazione dell'istinto nonché della nostra pulsione aggressiva (per entrambi gli aspetti risulta decisivo il suo confronto con Konrad Lorenz).

Negli anni del dopoguerra Gehlen sposterà il suo campo di interesse verso la sociologia, ma senza abbandonare le proprie indagini né sulla natura dell'uomo né sulla sua necessaria istituzionalizzazione. Compendierà infatti la sua teoria delle istituzioni in un volume del 1956, L'uomo delle origini e la tarda cultura. Tesi e risultati filosofici, in cui elabora in maniera più precisa di quanto non avesse precedentemente fatto una prospettiva politica estremamente conservatrice. Altri scritti importanti si trovano tradotti in Prospettive antropologiche e in Teoria dell'azione. L'ultimo libro che pubblica è Morale e ipermorale. Per un'etica pluralistica(1969), in cui, ormai vecchio e sempre più pessimista per quel che riguarda la situazione presente che vede rivolte continue contro le istituzioni vigenti, sembra dare assai più libero sfogo a mal sopiti livori.

 

 

Marco Valisano

 

Bibliografia e riferimenti

  • Jürgen Habermas [1981] (2000)Profili politico-filosofici. Heidegger, Gehlen, Jaspers, Bloch, Adorno, Löwith, Arendt, Benjamin, Scholem, Gadamer, Horkheimer, Marcuse. A cura di Leonardo Ceppa. Milano: Guerini.
  • Oliver W. Lembcke (2009) Arnold Gehlen. In H. James Brix (edited by), «Encyclopedia of Time. Science, Philosophy, Theology & Culture», vol. 1, pp. 563-565.
  • Konrad Lorenz [1963] (1980) Il cosiddetto male. Per una storia naturale dell'aggressione. Milano: Il Saggiatore.
  • Vallori Rasini (2018) L'agire dell'uomo. Sul pensiero di Arnold Gehlen. Milano; Udine: Mimesis.

 

Recensioni di Arnold Gehlen


L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo

Rispetto agli animali non umani, l'uomo rappresenta secondo Arnold Gehlen un'anomalia, perché il suo adattamento sembra non passare per forme di specializzazione. Com'è possibile? E quali sono le conseguenze politiche di questa particolarità?