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Antropologia


Due scritti brevi, ma tutt'altro che agili. Rischiano di risultare davvero ostici per chi non abbia confidenza col percorso di Plessner e con le tesi dell'antropologia filosofica. La tematica politica che qui traccio può però servire da filo conduttore



Riscoprire un libro del genere è come spolverare vecchi volumetti quasi buoni a niente, casuali regali di una qualche bancarella che frequentavamo mille anni fa, noi "me" che ancora aveva tempo di andare a passeggio. Eppure però lo comprammo.


Dalla scimmia all'uomo, attraverso passaggi noti a tutti grazie ai sussidiari delle scuole elementari. Ma sul processo di ominazione si sono fatte anche altre ipotesi, e qui Bolk ce ne consegna una valida: non siamo scimmie evolute, ma scimmie mancate.


L'essere umano pare costretto a definirsi separandosi tra una parte bestiale e una raziocinante. È possibile fare diversamente, ad esempio sottolineando l'aspetto assolutamente materico di ciò che pare incorporeo: il nostro linguaggio.



Una strega pronuncia delle formule per uccidere un uomo, una nobildonna battezza un'imbarcazione con una bottiglia di champagne. Sono, questi, tra i fatti più curiosi che ci consegna la nostra storia naturale, e de Martino li prende molto sul serio.



Oliver Sacks conduce un viaggio alla ricerca del Sordo che si "cela" dietro alla sordità. Un impegno questo, che vale la lettura di un testo definito, in primis da chi lo bistratta, un classico-oramai.


Uccidere su commissione, e a prezzi modici. Di Battista vuole offrirci qui una lettura di questa particolare forma di aggressività intraspecifica, ma non con piglio meramente descrittivo. Pare voglia delineare un'antropologia della violenza.





La nostra è una specie divisa, che per definirsi deve separare animalità e umanità. Agamben non tenta qui di trovare una nuova articolazione delle due componenti, ma di pensare una vita che possa esser vissuta nello iato che le separa.