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Da un lato vive l'organismo, con i suoi ritmi interni scanditi dal genoma; dall'altro sta l'ambiente in cui esso vive, e che è composto da cose: un albero, un prato, una miriade di aggeggi colorati, la luce del sole. Questo libro di Uexküll ci insegna che non è così, e che ogni specie ha un suo preciso ambiente con cui vive letteralmente in simbiosi. Ambiente e organismo sono recto e verso di un medesimo foglio, sono estensioni di un medesimo (e perciò prevedibile) fenomeno vitale. Se la cosa valga anche per i sapiens è la posta in gioco di questa recensione. 

 

Umwelt animali: l'esempio della zecca

 

Nocciolo centrale dell'argomentazione di Uexküll è il seguente: ogni specie animale ha un proprio mondo, ben diverso da quello che vedono e vivono le altre; ogni appartenente a una data specie è in qualche modo "programmato" per percepire alcuni tratti di ciò che gli sta attorno e ignorare bellamente tutto il resto. L'esempio principe, che mette subito in chiaro di cosa si sta parlando, è quello della zecca canina. Questo animaletto non è dotato di vista, non di gusto, non di udito. Degli stimoli del mondo percepisce assai poco, ma comunque quanto gli basta. Raggiunta l'età adulta, infatti, si arrampica sulla sommità di un ramo o di un filo d'erba grazie alla sensibilità fototassica dei suoi tegumenti (primo stimolo percepito dalla bestiola); da lì si lascia cadere non appena avverte l'odore dell'acido butirrico, presente nel sudore dei mammiferi (secondo stimolo); se ha la fortuna di cadere su un animale a sangue caldo (cosa di cui si avvede grazie al suo delicato senso termico, terzo stimolo), cerca uno spazio sgombro da peli e ficca il rostro nella carne; dopo essersi nutrito abbondantemente, cade a terra per deporre le sue uova, morendo subito dopo. Possiamo dire che questa triade di stimoli è, letteralmente, tutto il suo mondo (pp. 85-88). È dunque un'illusione che la zecca sul ramo condivida il medesimo spazio dello scoiattolo che vi corre, del gufo che vi stanzia, delle formiche che ci trafficano sopra. Una quercia sarà una cosa per la volpe che ha scavato la tana tra le sue radici, un'altra per il picchio che cerca il suo cibo sotto la corteccia. Ciò che è percepito della quercia, della medesima quercia, muta al mutare dell'organismo che vi si rapporta (pp. 213-221).

 

Ambiente umano? L'ingenuità di Uexküll

 

Questo meccanismo di selezione dello stimolo saliente avviene in maniera piuttosto prevedibile: una zecca succhierà un qualsiasi liquido purché sia caldo, una chioccia riconoscerà il proprio piccolo solo se questi pigolerà, il toro nell'arena non attaccherà il torero che gli volge le spalle mentre riceve gli applausi del pubblico. Incorporate nell'organismo, queste disposizioni percettive rimangono piuttosto rigide. Al pari, ad esempio, della percezione della successione: per un sapiens un istante (ovvero la minima parte percepibile di una successione) dura 1/18 di secondo, mentre per una chiocciola è di 1/4 (pp. 126-130). Ma se è innegabile che le qualità fisiche del corpo che si è ne determinano in maniera piuttosto precisa il comportamento in relazione a una gamma di stimoli, ciò che Uexküll non pare problematizzare è la sostanziale imprevedibilità, per contro, del corpo umano (De Carolis 2008, pp. 31-32; Rasini 2008, pp. 99-103). Chiariamo subito: il percorso di Uexküll è degno di ogni attenzione anche per quel che riguarda la nostra specie. L'esempio relativo alla percezione della successione dovrebbe bastare a provarlo, ma non è certo l'unico. L'umano ha dei chiari limiti corporei (la nostra retina vede una certa gamma di colori, le nostre mani non possono avere sette dita). Ma pretendere che le costanti biologiche dei sapiens possano dirci tutto quanto occorre sapere sull'ambiente o mondo circostante (Umwelt) della specie mi pare una ingenuità, in cui Uexküll sembra proprio incappare (cfr. anche Uexküll [1920] 2015).

 

Umwelt di prassi e linguaggio: la costituzione del senso

 

Se non vi è il minimo dubbio che la nostra retina riesca a percepire alcune tonalità di colore e non altre, questo non ci dice nulla sul motivo per cui i tedeschi non abbiano modo, nella loro lingua, di distinguere il blu dall'azzurro (Mazzeo 2013, p. 84). Perché? Ovviamente percepiranno una differenza di colore, di intensità, ma la lingua che parlano non la nomina. Dunque i parlanti non la mettono mai a tema, non la focalizzano. Insomma: il corpo della specie vede la differenza tra azzurro e blu, ma la forma di vita storico-sociale, munita della sua particolare lingua, non la nomina. E tutto cambia. Quella divisione tra ciò che di una scena è significativo e ciò che non lo è (ad esempio la differenza tra due sfumature cromatiche) non è cosa affidata, nella nostra specie, tanto alla biologia del corpo quanto al processo di costituzione del senso. E questo è un processo storico, che varia al variare delle comunità e non al mutare della specie (come ben si vede dalla ricerca antropologica; cfr. de Martino [1948] 1998). Limando un minimo l'efficace formulazione di Gilles Deleuze, potremmo dire: l'uomo non segue degli istinti, realizza delle istituzioni (Deleuze [1955] 2007). Un simile fatto non ha paralleli in nessun animale non umano. Di questo aspetto Uexküll non solo si disinteressa (il che sarebbe poco male), ma dà all'intendere di ritenerlo assai poco rilevante per la definizione della Umwelt della nostra specie. Come potrebbe, altrimenti, parlare (per rimanere a un esempio già fatto) di una quercia per la bambina che ci gioca attorno e di una quercia per il boscaiolo intento ad abbatterla? E parlarne, poi, in un contesto in cui sta descrivendo la percezione del medesimo albero da parte di alcune altre specie. Ma ecco il fatto fondamentale: mentre il picchio, la volpe, la vespa e la formica vedono la quercia in maniere differenti in quanto appartengono a differenti specie, il boscaiolo e la bambina, pur appartenendo alla medesima specie guardano diversamente alla quercia in quanto forme di vita socialmente e storicamente distinte.

 

Verso un naturalismo non riduttivo

 

È necessario stare in guardia contro questa semplificazione di cui fa uso Uexküll, in quanto lo studio del corpo dei sapiens non è, a conti fatti, sufficiente a spiegarci le differenze che innegabilmente percorrono, all'interno, gli appartenenti alla nostra specie. E questo perché questa è costitutivamente distaccata dall'ambiente in cui vive e da se stessa, manca di un contesto vitale prefissato (Virno 2015). L'illusione di poter fare a meno di queste considerazioni la si ritrova, purtroppo, in molta della letteratura contemporanea di stampo naturalistico (Metzinger [2009] 2010), ma ce  ne dovremmo liberare. Non per abbandonare l'ottica naturalistica, ma per prendere atto della necessità di un naturalismo non riduttivo (De Carolis 2004). 

 

Marco Valisano

 

Johann von Uexküll, Jakob Johann von [1934] (1967) Ambiente e comportamento. Trad. di Paola Manfredi. Milano: Il Saggiatore.

 

Bibliografia e riferimenti

  • Giorgio Agamben (2002) L'aperto. L'uomo e l'animale. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Massimo De Carolis (2004) La vita nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Torino: Bollati Boringhieri.
    • (2008) Il paradosso antropologico. Nicchie, micromondi e dissociazione psichica. Macerata: Quodlibet.
  • Ernesto de Martino [1948] (1998) Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo. Introduzione di Cesare Cases. Torino: Bollti Boringhieri.
  • Gilles Deleuze [1955] (2007) Istinti e istituzioni. A cura di Ubaldo Fadini e Katia Rossi. Milano; Udine: Mimesis.
  • Arnold Gehlen [1940] (2010) L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo. A cura di Vallori Rasini. Milano; Udine: Mimesis.
  • Marco Mazzeo (2013) Le onde del linguaggio. Una guida alle Ricerche filosofiche di Wittgenstein. Roma: Carocci.
  • Thomas Metzinger [2009] (2010) Il tunnel dell'io. Scienza della mente e mito del soggetto. Trad. di Matteo Baccarini. Milano: Raffaello Cortina.
  • Helmuth Plessner [1928] (2006) I gradi dell'organico e l'uomo. Introduzione all'antropologia filosofica. A cura di Vallori Rasini. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Vallori Rasini (2008) L'essere umano. Percorsi dell'antropologia filosofica contemporanea. Roma: Carocci. 
  • Jakob Johann von Uexküll [1920] (2015) Biologia teoretica. A cura di Luca Guidetti. Macerata: Quodlibet.
  • Paolo Virno (2015) L'idea di mondo. Intelletto pubblico e uso della vita. Macerata: Quodlibet. 

Pubblicato venerdì 24 novembre 2017

Modificato martedì 12 dicembre 2017


Marco Valisano

Marco Valisano

Nato a Firenze nel 1987, dopo anni persi spesi in varie facoltà universitarie ho conseguito una laurea triennale in storia nel luglio del 2013...




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