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Chi Siamo

Le persone che amo, le utilizzo. Il solo segno di riconoscimento che si possa testimoniare a un pensiero […] è precisamente di utilizzarlo, di deformarlo, di farlo stridere, gridare. Allora, dicano pure i commentatori se si è o non si è fedeli, ciò non ha alcun interesse.
Michel Foucault

La parola scritta, specie se datata, rischia costantemente la musealizzazione. Discorsi che prendevano parte in dispute accanite e vi esercitavano il loro potere paiono spesso appartenere ad agoni ormai passati, a contesti già archiviati. Si dice: «Uomini del loro tempo». Collegato a questo primo rischio, la parola scritta ne corre quantomeno un altro, cioè l’irrilevanza. E questo sotto un duplice rispetto: parola ignorata perché gregaria, scaturita da fonte non ritenuta autorevole; parola taciuta dai posteri in quanto scomoda, o non importante. Il reperto museale, d’altra parte, è un prodotto storiografico del tempo presente, e il processo di musealizzazione un dispositivo normativo e gestionale che conferisce alle parole un carattere di sostanziale «antiquarietà», vetrinizzandole. Parole sotto una teca, parole protette da sistemi d’allarme; parole divise le une dalle altre da vetri spessi, da didascalie che pretendono di descriverle meglio di quanto saprebbero esse stesse fare da sé. Di queste divisioni arbitrarie e commenti di commenti l’accademia, l’intero mondo universitario, ne sa ben più di qualche cosa. Macchina musealizzante per antonomasia, essa si nutre assai spesso di questi narcisistici prodotti di se stessa. È infatti soprattutto l’accademia, con la sua sostanziale autoreferenzialità, ad aver prodotto la divisione schematica del pensiero in discipline.

Le parole di Foucault, qui poste a mo’ di esergo, spiegano come meglio non si potrebbe sia il motivo per cui questo sito è nato che il modo in cui deve esser letto ciò che vi viene scritto. LiberCensor nasce infatti in opposizione al processo di musealizzazione della parola e a quello coestensivo e complementare della sua vetrinizzazione, e pertanto gli obiettivi che si prefigge con le proprie recensioni sono costitutivamente dissacratori, irrispettosi della divisione disciplinare. L’articolazione del sito in categorie (politica, linguistica, storia, antropologia, ecc.) è meramente funzionale alla ricerca del materiale, e il lettore troverà spesso la recensione di uno stesso volume in più di una categoria. Ogni recensione sarà corredata da una bibliografia di riferimento, di modo da permettervi di spaziare in autonomia. Potrete ricercare per autore o per categoria, lasciare commenti e suggerimenti. Troverete nei testi links che rimandano a materiale connesso con la recensione e/o la bibliografia proposta.

Vogliamo far stridere nuovamente, sempre ancora e di nuovo, pensieri. Qualcosa come reinserirli nei conflitti che nel momento attuale addensano l’atmosfera, farli penetrare di nuovo nel reale, far fare loro nuovo attrito coi corpi. Spolverarli, e restituirli in certo modo a ciò che erano, o a ciò che potrebbero essere.